C'è un momento, quando stai disegnando un lettering a pennello, in cui la mano sa già dove andare prima che la testa lo decida. È in quel momento che nasce il carattere di un marchio.
Minimù è un brand di abbigliamento per bambini, italiano, indipendente, fatto con materiali sostenibili e con quella cura artigianale che si riconosce al primo sguardo. Il brief era chiaro: il logo doveva raccontare tutto questo senza dirlo.
Ho iniziato a pennello, com'è giusto fare quando cerchi il gesto naturale, quello che non puoi correggere. Poi sono passato alla matita — tante versioni, tanti tentativi — fino a trovare la forma che funzionava non solo da sola, ma anche in sequenza.
Perché uno dei requisiti era questo: il logotipo doveva potersi concatenare, lettera dopo lettera, come un'unica linea continua. Diventare pattern. Diventare texture. Diventare parte del tessuto, in senso letterale.
Il risultato è un lettering semplice, scritto a mano, con un tratto pulito che porta con sé tutta la memoria dell'artigianalità. Non imita il fatto a mano: è fatto a mano.
Quella piccola imperfezione, quella leggera irregolarità che nessun font digitale riuscirà mai a replicare davvero, è esattamente il punto di forza del marchio. Per un brand che veste i bambini con cura, aveva senso che anche il nome fosse disegnato con cura.
A volte il progetto giusto è quello in cui meno aggiungi, più dici. Minimù — il nome lo suggerisce già.